ONORA I MORTI MEGLIO, SE SONO ANCORA VIVI

ONORA I MORTI MEGLIO, SE SONO ANCORA VIVI
Quando ero molto piccola, frequentavo i Lupetti, una sorta di Scout ma che come 'credo' hanno quello del Libro della Giungla.
Ricordo che eravamo dei piccoli Mowgli il cui scopo era imparare come vivere e sopravvivere nella natura, nel rispetto e l'armonia degli animali e le piante.
I lupetti si divino in squadre ed ognuno ha un luogo 'sicuro' dove fare il campo base.
La mia squadra aveva come base un cimitero.
Quindi, ogni volta che andavamo a passare un week end da qualche parte, dovevamo trovare il cimitero di quel luogo ed usarlo come rifugio.
 
Penso sia questo il motivo fondamentale per cui il cimitero è per me un luogo che evoca, felicità!
Non l'ho mai sentito come un luogo pieno di tristezza e defunti, bensì come uno spazio da riempire di avventure ed allegria.
Tutt'oggi penso che chi è morto, non stia in un cimitero, ma dentro una sensazione che si presenta, così, all'improvviso, in un momento qualsiasi della vita.
 
Avevo 10 anni quando andai in Egitto e visitai la tomba di Tutankhamon ed il museo del Cairo, dove viene custodito tutto ciò che gli archeologi hanno trovato nella tomba della valle dei Re.
Ho chiaro nella mia mente ogni dettaglio ed ero così affascinata da culto Egizio dei morti, che ne divenni appassionata.
Crescendo, mi sono imbattuta nei miei antenati, gli Etruschi.
Senza saperlo, avevo proprio 'in casa' un popolo che di fascino e mistero andava di pari passo con il popolo Egizio. Le similitudini erano tante e l'alchimia verso questo popolo ha fatto si che nel 2010, mi sono trasferita in Maremma, a Sorano, un villaggio ricchissimo di testimonianze Etrusche, dove avere una tomba Etrusca in giardino, fa parte della normalità.
Qui i riti Etruschi sono nella quotidianità della gente e delle sagre paesane.
 
Molte religioni, di cui si ha traccia storica, hanno venerato i morti, usando pratiche simili fra di loro, dove la morte era sono una porta, verso una nuova vita.
Tutti ci chiediamo cosa ci sia dopo la morte.
Personalmente penso che sarebbe troppo facile se finisse tutto dopo di essa.
Qualche anno fa, nel corso L'Arte di Vivere e Morire la mia Maestra mi fece notare che come nell'incessante ciclo della natura e delle stagioni, dove ogni cosa si trasforma, anche la vita si trasfroma, in modo semplice e naturale, nella morte.
L'essere umano, pensa troppo alla morte e questa paura è l'origine che impedisce di vivere la vita, nella sua pienezza e bellezza.
Quello che ho capito dai rituali Egizi, Etruschi e dal corso che ho fatto, è che se si è autentici, presenti e felici nella vita, la morte sarà solo parte di un processo di cambiamento.
Esattamente con nella natura, arriva l’inverno e la morte delle piante e segue la primavera, con la sua rinascita vibrante e colorata.
Per essere autentici e presenti è necessario non lasciare cose irrisolte.
Prova a fermarti un attimo, chiudi gli occhi e pesa a colui o colei con cui hai qualcosa di non detto.
Entraci in contatto, che sia vivo o morto.
Lascia andare e perdona, qualsiasi cosa abbia fatto.
 
Forse il rancore, l'orgoglio è così forte da non farti vivere la tua vita nella sua pienezza?
I saggi popoli antichi sostenevano che ciò che non si risolve in questa vita, ci si ripresenta nella prossima.
Sei sicuro, sei sicura di non volerci almeno provare?

 

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